Poiché si dice che l'Aikidō è l'arte dei Samurai anche perché trae origine dal Daito Ryū Aik



Sono felice di rispondere a questa interessante domanda, pertanto cercherò di analizzarla e rispondere punto per punto.

"L'Aikidō è l'arte dei Samurai" è stata una frase male interpretata, nel senso che è l'arte dei samurai come la conseguente evoluzione di esse. I samurai non praticavano un'arte così fine ed evoluta, essi praticavano stili di Jujutsu votati al combattimento fine a se stesso, spezzare arti, spezzare colli, ecc. D'altro canto non avevano tempo di approfondire una disciplina che ritenevano di secondo ordine, dato che le arti a mani nude venivano messe in secondo piano rispetto a quelle armate che, al contrario, lo erano molto di più.

Questa frase iniziò a girare nel nostro paese a partire dagli anni sessanta, ovvero quando l'Aikidō fece il suo ingresso ufficiale. Era usata per indicare il fatto che l'Aikidō, rispetto alle altre due discipline a mani nude conosciute all'epoca, il Judō ed il Karate, era diretta discendente della pratica samuraica.

Il Judō era uno sport, il Karate oltre ad essere uno sport non era nemmeno considerato Budō in Giappone, quindi l'Aikidō era l’unica disciplina afferente ad esso.

"Perché trae origine dal Daito Ryū Aikijujutsu (arte con cui si andava in guerra)". Se intendi come lignaggio, allora si, ma diventa un po’ discrepante dal momento in cui asserisci che con il Daito Ryū si andava in guerra. Il Daito Ryū Aikijujutsu, discende a sua volta da una scuola di Jujutsu, nata intorno al 1100, legata al clan Minamoto che quindi veniva insegnata a samurai che scendevano sul campo di battaglia. Ma quello che conosciamo come Daito Ryū Aikijujutsu è un'evoluzione di quest’ultima. Quello che vedi praticare ancora oggi, dai discendenti della famiglia Takeda e dai loro allievi è un'evoluzione realizzata a cavallo tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, quando i samurai non scendevano più sul campo di battaglia da quasi due secoli e l'Aikidō è l'ulteriore evoluzione dell'Aikijujutsu. Con l'ultimo Shogunato, ovvero quello dei Tokugawa (1603-1868), si raggiunse l'unità del Giappone, quelli che gli studiosi occidentali chiamano la "Pax Tokugawa" ed i samurai non avevano più battaglie da combattere, ne signori da servire, ma rimase l'ereditarietà della posizione sociale, vale a dire, nonostante ciò non potevi non essere samurai.


Dinanzi alla loro "disoccupazione", alcuni si dedicarono alla poesia, altri alla pittura, altri si fecero monaci, ma altri ancora iniziarono ad insegnare le Arti Marziali. Lo stato di pace diede loro modo di poter "riflettere" sulle arti a mani nude e svilupparle pulendole dalla rozzezza del Jujutsu antico e approfondendone i principi di biomeccanica, da un punto di vista tecnico, e filosofici evidenziando che, non essendo più la guerra lo scopo, la pratica doveva portare a nuovi fini, affrontare i propri limiti e farne una Via per il raggiungimento di una "consapevolezza" maggiore. Questa nuova "Via" in cinese si diceva Tao e lo stesso ideogramma era letto Dō in Giapponese. Quindi quelle Arti (jutsu) divennero una Via (dō) per più alti scopi. L'Aikijutsu ebbe così la sua seconda evoluzione in Aikidō, rendendolo tecnicamente più evoluto e trasformandolo nella Via interiore della consapevolezza. Mi spiego meglio. Da un punto di vista tecnico, le scuole a mani nude si rifacevano ai movimenti della spada, ma in realtà c'erano grandi differenze: nell'Aikidō si ha una sublimazione della fusione tra la pratica a mani nude e la biomeccanica del Kenjutsu (parole del Fondatore).

Noi occidentali, affascinati dall'esotico, guardiamo alle Arti Marziali come un affascinante vaso antico in un museo, dimenticando spesso che esse sono in continua evoluzione, proprio come qualsiasi forma d'arte.

Se una disciplina resta uguale a se stessa, allora forma bravissimi artigiani, solo l'evoluzione rende i praticanti degli artisti. Voglio dire, un amante di musica classica apprezza Mozart, ma sa che la musica classica da allora si è evoluta.

Detto ciò, non è l'estetica a fare un'Arte Marziale nel senso giapponese, ovvero non è Arte Marziale necessariamente quella che ti spacca il braccio e ti rompe la testa, ma quella che forma il tuo spirito sul tracciato della Via dei Samurai.

Poi da un punto di vista meramente tecnico, chiunque può dare un pugno in faccia, chiunque sa che se fa leva su un braccio teso lo spezza, ma non è da tutti avere la capacità di neutralizzare ogni possibilità di azione senza far necessariamente del male ma con la consapevolezza di sapere perfettamente come fare.

Se si mette una pistola in mano ad una persona impaurita, che si vede minacciato nella vita, che non ha mai sparato in vita sua, può uccidere molto più facilmente perché spara a casaccio, ma un esperto riesce a sparare decidendo se neutralizzare o uccidere.

Quindi si, assolutamente, l'Aikidō è un'Arte Marziale e non solo, è un'Arte Marziale di livello superiore. Ovviamente non solo l'Aikidō ma lo sono tutte le Arti Marziali che sono evoluzione di discipline più antiche, che affondano le loro radici nel passato e nel lignaggio, ma che non hanno mai smesso di crescere e svilupparsi.

Concludo ripetendo una frase. L'Arte Marziale "non serve a diventare più forti, ma ad affrontare ciò che ci rende deboli".


In Foto: Takeda Sokaku (il massimo esponente del Daito Ryū Aikijujutsu del XX secolo); Kutsuyuki Kondo (uno dei massimi esponenti del Daito Ryū attuali); Ueshiba Morihei (ai tempi del Daito Ryū); Ueshiba Morihei (ai tempi dell'Aikidō); Yamaguchi Seigo (Uno dei massimi esponenti dell'Aikidō nel XX secolo).

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