Chi erano i Samurai?


E' veramente complesso rispondere a questa domanda senza scrivere un trattato di storia ma limitandomi allo spazio di un Blog.

Inoltre, gli aspetti socio-culturali in cui inquadrare i samurai sono notevoli quindi l'impresa è veramente ardua.

Iniziamo dal termine "samurai" (侍). Proviene dall'antico verbo "saburau", o "pagare", "avere sotto paga", e dal suo sostantivo che indicava coloro che erano pagati per servire. L’utilizzo di altri termini, quali Bushi e tutti gli altri nomi con cui sono conosciuti oggi, hanno fatto la loro comparsa molto tardi, infatti risalgono al XVII secolo e all'epoca Tokugawa.

Anticamente, in Giappone, il termine identificava le guardie di palazzo, dal XII secolo passò ad indicare genericamente i guerrieri e più tardi, in modo specifico i vassalli dei grandi feudatari (Daimyō). L'importanza delle classi militari, assunta nel tardo Medioevo, fece dei samurai una classe privilegiata ma tenuta a rispettare le norme del Kyūba no Michi (la Via dell’Arco e del cavallo), ovvero quelle regole etiche che verranno poi racchiuse molto più tardi nel Bushidō (il codice dei Bushi).

Di soldati posti a guardia dei palazzi, si ha traccia fin dall'epoca Heian (794-1185) durante la quale la figura del guerriero si sviluppò insieme alla società del paese.

La penetrazione in Giappone della struttura sociale, della burocrazia e della gerarchia cinese, promossa da Shotoku Taishi nel VII secolo, modificò la faccia del Giappone che trovò lo sviluppo necessario per passare ad una società più complessa e strutturata.

In tutte le culture antiche, la figura del soldato ha sempre giocato un ruolo fondamentale perché grazie a loro i regni riuscivano a gestire i rapporti bellici, i domini territoriali ecc.

In Giappone si strutturò una forte gerarchia sociale basata sulla creazione di una sorta di corporazioni che inquadravano perfettamente l'appartenenza di un individuo ad un gruppo specializzato in una determinata professione. Con il tempo, la chiusura di tali corporazioni fece si che le abilità tecniche si tramandassero internamente ad esse, in più, con l'introduzione del culto degli antenati e la conseguente importanza data al lignaggio, alla famiglia ed al clan (uji) si andò a sviluppare una sorta di ereditarietà del lavoro. I guerrieri non facevano eccezione. Le loro tecniche di combattimento si svilupparono e perfezionarono all'interno degli stessi clan e si tramandavano da padre in figlio. Quindi ricapitolando si sviluppò una struttura sociale per cui vigeva l'ereditarietà del lavoro (se nascevi samurai non potevi essere altro) e la trasmissione familiare delle tecniche all'interno dei clan.

Lo strutturarsi di tali compartimenti genera solitamente la nascita di una gerarchia di casta che in Giappone, a partire dal medioevo, fu "inversa" rispetto alla nostra. Ma ci torneremo tra un attimo. L'ereditarietà della posizione sociale, nel caso specifico dei samurai, rese quest'ultima il senso di vita di un individuo, il suo percorso, ciò che dava un senso alla sua presenza nella società. Ciò fa comprendere lo stoicismo giapponese. Motivo per cui ancora oggi i giapponesi sono individui che si dedicano totalmente a ciò che fanno. Divenne, quindi, un elemento così importante che i giapponesi iniziarono a darle significati interiori, ancestrali e a strutturare una serie di codici che ne fissassero le regole comportamentali.

L'avvicinarsi del "feudalesimo" portò, chiaramente, alla nascita di feudi gestiti da signori locali, che strutturavano eserciti di guerrieri che oltre alla "funzione bellica", divennero fondamentali per le guerre interne e per le conquiste dei territori.

A tutto quanto detto sopra si aggiunse la dedizione al proprio signore che divenne fulcro centrale della vita di un samurai.

Quindi la situazione era questa agli albori del medioevo: il Giappone era diviso in numerosi feudi, gestiti dai Daimyō, feudatari solitamente samurai, che avevano al servizio schiere di altri samurai il cui unico scopo nella vita era la guerra e servire il proprio signore. Insomma, i samurai divennero i protagonisti assoluti del Giappone e chiaramente occuparono il vertice della società, per cui i principali clan, le famiglie più potenti erano famiglie di samurai. Quella che da noi era semplice aristocrazia, in Giappone era un’assoluta aristocrazia guerriera.


Intorno al XII secolo la figura dell'Imperatore, e quindi la corte, fu indebolita dalle famiglie a lui vicine che desideravano gestire il potere dall'interno. Il risultato fu che iniziarono a porre sul trono imperatori bambini gestiti con facilità dalle stesse famiglie di reggenti (Fujiwara, Hojo ecc). In questo panorama, i clan di samurai più potenti del Giappone si fecero guerra per il potere. I protagonisti assoluti furono i Taira (o Heike) ed i Minamoto (o Genji). Dopo una effimera vittoria dei primi saranno i Minamoto a vincere, salire al potere ed imporre al Giappone il primo Bakufu gestito dallo Shogun, il "generalissimo", o governo militare che si sostituì al potere effettivo dell'Imperatore ormai relegato ad una figura divina e simbolica. Siamo nel 1185. Ebbe inizio l'epopea dei samurai, il primo Shogunato quello di Kamakura, il medioevo giapponese che durerà fino al 1868.

Il periodo, fatto di guerre e sangue, fu anche farcito di un forte romanticismo epico, questi ingredienti diedero vita, in letteratura, ai Gunki Monogatari, i "Racconti di Guerra", una sorta di romanzo storico che narrava le vicende e le gesta dei clan di samurai.

La società si strutturò gerarchicamente in un sistema piramidale opposto al nostro:

1) Aristocrazia Guerriera: i samurai ormai al potere

2) Contadini: senza cibo non si può vivere ne combattere

3) Artigiani: chi avrebbe prodotto le armi ai samurai e gli utensili per i contadini

4) Mercanti: ricchi ma sporchi perché avidi. Maneggiavano lo sporco danaro


Le arti della guerra si perfezionarono, i samurai strutturarono un codice che fissasse le basi per l'etica ed il comportamento dei guerrieri. In origine, come abbiamo già detto, si chiamava Kyūba no Michi ma fu messo a punto solo nel XVII secolo sotto il nome di Bushidō.

Non bisogna lasciarsi ingannare dalla figura romantica ed eroica che oggi abbiamo del samurai medievale. Sicuramente, l'abilità nelle discipline da combattimento, la lealtà, l'onore, erano caratteristiche che in qualche modo facevano parte dello spirito di molti guerrieri, ma al contempo si avevano anche lotte subdole di potere, lotte interne agli stessi clan, fratelli che si uccidevano tra di loro, padri contro figli, massacri tra zii e nipoti. Insomma, non tutto il mondo samuraico è stato pervaso dai sentimenti romantici che oggi dipingono al figura del guerriero più micidiale che la storia dell'uomo abbia avuto.

Spero di aver dato un quadro generico della nascita dei samurai, ma invito a porre domande più specifiche sull'argomento per approfondire gli aspetti che, per forza di cose, qui ho dovuto omettere.

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