Vorrei sapere le relazioni più profonde fra l'Ōmoto kyō ed il Kongo Kyō e soprattutto le interco



Per coerenza con la mia onestà intellettuale devo dire che non ho risposta a questa domanda, almeno per come è stata posta. Non mi interesso di sciamanesimo nelle Arti Marziali e per quanto possa trovarlo interessante è un argomento così vasto da chiedere ad un esperto della materia.

Ma non voglio non dire nulla in merito.

È noto che Ueshiba Morihei (1883-1969), fondatore dell'Aikidō, ha fin dall'infanzia dimostrato una forte predisposizione al pensiero esoterico. A scuola, come tutti i bambini dell'epoca, venivano educati agli scritti cinesi ed al buddhismo esoterico della scuola Shingon. Non provava alcun interesse per il confucianesimo ma si avvicinò tantissimo al misticismo Shingon. Adorava i canti mistici, la recitazione dei mantra, l'esperienza della visualizzazione mentale della divinità ecc. tutti elementi che torneranno frequentemente nei "racconti" in merito alla figura mistica di Ueshiba.

Apriamo una parentesi. La seconda metà del XIX secolo, fu un periodo di grande instabilità per il Giappone che si affacciava ai forti cambiamenti della Restaurazione Meiji ed il ritorno del potere all'Imperatore, la caduta della orami secolare struttura militare. I samurai erano allo sbando, poveri, senza guerre da combattere, senza un signore da servire, vittima della repressione da parte di quell'Imperatore che avevano servito fino alla morte. Il popolo giapponese si vedeva guidato da un governo che si stava svendendo all'occidente e stava cancellando la sua stessa cultura e la sua propria anima.


Chi conosce la biografia di Ueshiba precedente alla sua "miticizzazione" sa bene che in quel periodo il giovane Morihei era una classica vittima dell'instabilità giapponese.

Questo periodo di grande instabilità, di incertezze, di sgretolamento di punti fermi, fu il terreno ideale per la nascita delle cosiddette "nuove religioni" che partendo dalla base Shintō si aprivano ad un forte e alquanto casuale e disordinato sincretismo, inserendo principi animisti, shintoisti, buddhisti (esoterici), cristiani ecc. un po’ come se in questo modo tutti potessero trovare una loro posizione all'interno di quelle fedi. Furono tante, ma quelle che interessano a noi sono due la Ōmoto kyō e la Konko kyō.

Come è tipico nella storia in periodi del genere, dove l'incertezza del futuro incombe, venivano a nascere religioni dal forte aspetto messianico. Bene, l'Ōmoto kyō basava il suo credo sull'"attesa del Buddha che sta per venire" ovvero Maitreya, di cui Deguchi Onisaburō (1871-1947), guida di Ueshiba e figlio della contadina di Ayabe che fondò la scuola, si propose come reincarnazione. Fu accusato ed arrestato più volte per lesa maestà in quanto si proclamava futuro imperatore. Ueshiba desideroso di essere guidato lo seguì ovunque anche nella folle spedizione per la conquista della Mongolia finita con il loro arresto. Fu lì che nacque l'idea della reincarnazione del Buddha Maitreya per accaparrarsi la fiducia e la fede dei mongoli forti seguaci del Buddha del futuro e del Paradiso in Terra. Anche Deguchi pensava alla conquista della Mongolia per imporvi il Paradiso in Terra quella che lui chiamava "Il Regno Pacifico della Nuova Gerusalemme".

I racconti sulla visione mitica di Ueshiba parlano dell'Ōmoto kyō come una scuola di pace e di armonia con la natura, e che grazie alle visioni avute dalla pratica di questa setta, Ueshiba ottenne i poteri superumani che gli si attribuiscono...ancora oggi.


Ma l’Ōmoto kyō, invece, era una setta reazionaria, ultranazionalista che promuoveva l'uguaglianza di tutti sotto la dittatura spirituale e politica di uno, Deguchi.

Ueshiba divenne il grande Budōka che fu quando riuscì a liberarsi dall'Ōmoto kyō.

Probabilmente, però, fu l'Ōmoto kyō ad inculcare in Ueshiba la sua teoria sull'unità con universo, che influenzò di certo la sua pratica del Budō e la nascita della filosofia che sottende all'Aikidō. Il Konko kyō, invece, pur avendo le stesse caratteristiche sincretiche dell'Ōmoto kyō, ha molte più affinità con l'interpretazione dell'Aiki di Ueshiba.

Questa setta infatti riteneva che la salvezza dalla sofferenza si raggiungeva attraverso la relazione tra le "cose": sia con il divino, il Grande Padre, ma contemporaneamente anche con gli dei, per giungere a quella con tutte le cose, viventi e non, che ci circondano. Ne va di conseguenza che la rottura di questa relazione genera una stasi che porta alla sofferenza e quindi alla "morte". Una totale armonia con il mondo che ci circonda. Questa è la base della pratica dell'Aiki per Ueshiba.

Sicuramente, quindi, alcuni elementi di queste dottrine hanno influenzato l'Aikidō, ma lo stesso Ueshiba dichiarava apertamente che non ne erano legate, vale a dire non era necessario essere appartenenti all'Ōmoto kyō o al Konko kyō per praticare l'Aikidō, o compenetrare nel suo messaggio. Diversamente, l'Aikidō sarebbe diventata una nuova setta, e sarebbe andata contro i principi di universalità che Ueshiba desiderava avesse e che raggiunse quando si liberò dalle suddette sette. Per il resto non so rispondere. Si necessita di un esperto di esoterismo Shintō legato alla pratica dell'Aikidō. Non me ne sono mai interessato in maniera così approfondita. Il taglio di questa rubrica è principalmente storico-culturale.

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